19 gennaio 2012

In Difesa della Libertà ; Contro lo statalismo socialista.

Il momento prima della tempesta spinge alla riflessione, se osservo quello che mi circonda, non posso fare a meno di pensare che al di la di ogni ragionevole dubbio, la nostra assuefazione da Stato sia arrivata a livelli di cronicità insostenibili, che nemmeno l'orrore per lo spreco di denaro pubblico e l'irresponsabilità dell'apparato sembra riuscire ad intaccare.


Basta fare due passi per strada, accendere una tv o entrare su un blog per vedere cittadini che si indignano più o meno una volta al giorno, per gli sprechi le inefficienze o la mancanza totale dei servizi, per l'incremento dell'imposizione fiscale, per la bassa qualità del personale, la burocrazia pestilenziale, l'astrusità giuridica, dei tempi biblici della magistratura, dell'infimo livello dei politici, del degrado diffuso, della difficoltà dell'esercitare una professione, della continua perdita di potere del nostro denaro. Tutto questo dovrebbe portare a una 'svolta' nel modo di intendere lo Stato e i diritti/doveri del cittadino.


Invece no.


Dopo una serie di feroci invettive la media della cittadinanza 'resetta' e inizia a tirare fuori dal cilindro della retorica giustificazioni e attenuanti come:
  1. - " Si ma hanno pochi fondi..."
  2. - " E' colpa dei capo-ufficio che non fanno rispettare le regole..."
  3. - " E' colpa di (inserire nome paese straniero) o di  (inserire nome categoria lavorativa) se questo paese non va avanti, se non ci fossero (inserire nome categoria di appartenenza).
  4. - " Senza il servizio X come faremmo a controllare Y?"
  5. - " Ma la colpa non è loro, è la società"
  6. - " Fidati, è tutto un complotto..."
  7. - " Tutto il mondo è paese"
  8. - " Se non ci fossero gli immigrati"
  9. - " Se non ci fosse il meridione"
  10. - " Se non ci fosse Roma"
  11. - " Se ... ma... beh... forse..."


Miliardi di scuse al secondo per... smentire se stessi e il proprio giusto disappunto. Per una qualche strana ragione la prospettiva di essere risucchiati in un vortice di tasse e imposte, essere sempre più controllati e sorvegliati a fine cautelare, fino alle estreme conseguenze, non riesce a fare oltrepassare alla gente la linea di confine fra generico lamento e fermo disappunto.
C'è uno strano conflitto 'interiore' fra la razionalità del contribuente stanco di essere depredato e ingannato e quell'atavico senso di pseudo-sicurezza che vorrebbe farci credere che nonostante tutto anche se sbagliassimo nella vita, ci sarà qualcuno o qualcosa, di disinteressato e benevolo che poserà la sua mano su di noi e ci libererà dalla conseguenza delle nostre azioni, e non sto parlando di Dio, ma di un dio minore in terra. Nemmeno la costatazione oggettiva dei fatti di cronaca che dimostra inequivocabilmente che se per malaugurato caso dovessimo avere grosse difficoltà non ci sarà nessun 'ufficiale gentiluomo' a prendersi cura di noi in memoria dei bei tempi in cui contribuimmo all'erario,  anzi molto spesso lo stesso esecutore della disgrazia del singolo è proprio lo stato con i suoi atti (vedi Fisco). Non basta nemmeno l'altrettanto sensato pensiero che ci ricorda che nel caso andasse tutto storto potremo contare solo sulle persone care e magari sulla benevolenza e la solidarietà di qualche nostro amico o organizzazione di volontariato o religiosa filantropica. Purtroppo la fantasia supera la realtà dando vita al grande "De-responsabilizzatore", e padre putativo di tutti noi, Lo Stato, che distribuirebbe beni e servizi gratuitamente e disinteressatamente alla popolazione.


Con questo bagaglio di percezioni disturbate, è più che ovvio che una maggior parte delle persone si aggrappi alla lettera morta della legge che traccia diritti a volte immaginifici con solennità quasi divina, e si senta smarrita quando sente parlare di tagli alla spesa e restringimento dello stato, è pazzesco, come se si proponesse loro di tagliarsi una gamba o un polmone, come fareste senza una gamba o un polmone? Sareste incapacitati a vita, dunque il panico e la resistenza: Come farebbe la collettività a sopravvivere se non avesse la pensione governativa e la compagnia dei trasporti municipalizzata, il catasto o il CONI, i contributi, gli sgravi, la televisione pubblica, i finanziamenti a partiti/giornali/sindacati? Si può fare anche di peggio, sfociare in vere suggestioni collettive come quelle che qualche associazione di negozianti ha paventato, sostenendo che non si sopravviva senza orario unico di apertura/chiusura degli esercizi, perché il consumatore SI CONFONDE, o che l'aumento della distribuzione dei farmaci 'NON GIOVA AL CONSUMATORE' parola di farmacisti, o che gli albi professionali servono 'A garantire la qualità' (e qui ci starebbe "Parola di Francesco Amadori").


Ovviamente 2/3 di queste giustificazioni sono pretestuose; si può anche capire la tendenza di un settore a chiudersi a riccio contro il mondo per difendere se stesso dalla minaccia del mercato, che elimina le rendite di posizione, ma il fatto di buttarla sul sociale è francamente patetica, come se il farmacista, medico, avvocato, ferroviere sapesse lui quale è l'interesse supremo del consumatore e che necessita la guida e l'impalcatura degli ordini e delle licenze ristrette per avere un servizio di qualità. Gli spettri che agitano sono più che altro propri, la fine del monopolio avente forza di legge, farebbe arrivare nuovi e agguerriti concorrenti pronti a offrire prezzi più bassi alla comunità, per gli ex-protetti disabituati alla competizione, al marketing e in generale all'imprenditorialità, diventerebbe tutto più duro.


Ma c'è anche di peggio; in TV, fra spot sui parassiti, pubblicità ingannevoli che collegano il livello dei servizi alla quantità di denaro spesa, cosa del tutto smentibile sotto il profilo economico e organizzativo, e dulcis in fundo sulla gioia di pagare forzosamente 'l'abbonamento' alla Tv di Stato con tanto di frase ad effetto "IL CANONE E' UN TRIBUTO, PAGARLO E' OBBLIGATORIO", (giusto per chiarire che non si tratta di un abbonamento come quello delle pay-per-view, ma di una vera e propria tassa, fine del discorso) ecco spuntare un ragazzo, faccia pulita, occhialini e barba curata che nel mezzo di un bel discorso pronuncia una frase che mi ha lasciato perplesso:


 "Lo Stato siamo noi".


Vediamo un po; Se dicessi che lo stato sono io, allora potrei anche dire 'Il comune sono io(?)' , 'La regione sono io (?)' , 'La provincia sono io (?)' la cosa potrebbe reggere, magari sotto il punto di vista della rappresentanza? Ma questo nuovo super-io statale quali poteri ha rispetto al vecchio io 'individuale' ? Può indicare una preferenza (proporzione 1:50.000.000) con la quale sceglie chi mi dovrà comandare, il quale non è responsabile e non è vincolato da alcun mandato, con il potere che io gli conferisco, il rappresentante può prendere qualsiasi decisione egli ritenga opportuna, ma posso minacciare di non votarlo più fra ... 5 anni. Devo dire che si tratta di uno scambio poco conveniente quello dell'urna elettorale fra un potere decisionale enorme e il diritto al voto. Ma non c'è nulla di meglio sulla piazza, o questo o l'astensione che comunque non ti mette al riparo dalla decisione degli altri votanti.


Poi ho il dovere di contribuire 'al benessere materiale della società' e non lavorando o essendo d'aiuto nel mio piccolo ai miei simili, quello non conta, contribuisco versando 'coattivamente' somme di denaro allo stato, il quale non mi fornisce alcuna spiegazione del 'come, quando e perchè queste somme verranno spese' mi basti sapere che è per il bene comune. Stavolta non ho nemmeno potere di minaccia perché se pavento l'ipotesi di non pagare, beh, la strada è la confisca o la galera.


Non mi pare che questo "Io-Stato" sia così desiderabile e nemmeno così oggettivo, al limite potrei considerarmi come un "io soggetto allo Stato", e se questa potrebbe essere in una certa percentuale una cosa desiderabile, per la pacifica convivenza umana, è sempre bene sottolineare che esiste una netta differenza fra 'Individui' e 'Stato' dove i primi sono esseri senzienti con le loro aspettative, desideri e disponibilità e lo Stato è solo un apparato creato per svolgere delle funzioni ritenute 'utili' dai singoli. Ma se così fosse quando avremmo dato delega allo Stato di "prendersi cura di noi dalla culla alla tomba", quando avremmo firmato una delega in bianco senza scadenza e a suo favore? Da quando la visione dell'uomo soggetto alle leggi, è diventata quella dello "Stato siamo noi"?


Probabilmente una delle fonti più 'autorevoli' della visione onnipotente dello stato fu il filosofo tedesco Hegel che nella sua ben nota attività di apologeta del potere assoluto Prussiano e in piena coerenza con la sua visione di uomo-Dio, predicava:


' Lo stato moderno, dimostrando la realtà della comunità politica, quando compreso filosoficamente, può dunque essere visto come la più grande articolazione dello Spirito, o Dio nel mondo contemporaneo'


e ancora 


' Lo stato è la suprema manifestazione dell'attività di Dio nel mondo' e 'Lo Stato si innalza al di sopra di tutto; è lo Spirito che riconosce se stesso come essenza e realtà universale' 


e infine 


' Lo Stato è la volontà di Dio'


E la libertà umana ? Hegel aveva un concetto tutto proprio che si può riassumere così:


"La 'libertà' è desiderare al di sopra di ogni cosa di servire al successo e alla gloria del proprio Stato. In questo desiderio si sta desiderando il compimento della volontà di Dio."


Ergo "Lo Stato siamo noi" perché Noi in quanto individui siamo irrilevanti.


Anche se può sembrare semplice filosofia priva di ogni fondamento, certi schemi di pensiero si insinuano 'malignamente' nel pensiero comune e a forza di ripetizione, magari in forma più blanda, anche l'assurdo diventa realtà consolidata.


Se questo antico pensiero (l'assolutismo a dire il vero è più antico del pensiero Hegeliano, già Platone aveva le sue derive totalitariste) è riuscito a radicarsi anche un po nella mente dell'uomo moderno, non stupisce che fare notare la differenza fra lo Stato-apparato con i suoi compiti e limiti e la popolazione con i suoi diritti e doveri, il tutto spolverato dalla ragionevolezza (No, non hai diritto al posto a vita... non ha il diritto di pretendere beni e servizi gratuitamente se non hai gravi necessità... no, le gravi necessità non sono comprarti il televisore a led o la macchina nuova) diventa quasi una blasfemia anti-sociale, in fondo ci si sta opponendo alla 'volontà di dio' un dio minore, che paradossalmente è la negazione diretta di quel Dio che invece avrebbe donato all'uomo il libero-arbitrio e la coscienza individuale, cosa che spesso anche un certo tipo di ecclesiastici dimentica.


Non provate però a domandare direttamente a qualcuno se si ritiene un 'umile strumento nella vigna del dio-Stato' anche il socialista più convinto non dirà mai che lo Stato è Dio, o quanto meno non lo dirà mai esplicitamente, però ma nel suo agire, nel suo indorare i fenomeni di massa, come se non fossero composti da persone con volontà proprie ma da aggregati pensanti e infallibili, nel suo rigido modo di concepire le regole al quale ogni uomo si dovrebbe sottoporre senza alcuna possibilità di scampo o di discussione, nel suo disprezzo per la diversità delle opinioni e nella tendenza all'uniformità è di fatto un fedele seguace del Dio-Stato.


Per fortuna in mezzo a questo miasma di retorica demente e di proclami che annunciano all'uomo la 'lieta novella' dell'annientamento della propria personalità e individualità nell'amorfo concetto di 'massa' o di 'classe' alcuni uomini, hanno visto chiaramente cosa è lo Stato e quali sono gli effetti dei suoi ingannevoli poteri al di la della mistica hegeliana, eccone tre che mi hanno particolarmente colpito:


Anne Robert Jacques Turgot: "Quello dello stato è un sistema di guerre di reciproche oppressioni, nelle quali il governo presta la sua autorità a tutti che la useranno a loro volta contro tutti, questo per creare una sorta di bilanciamento di danni e ingiustizie fra ogni tipo di impresa (e soggetto) dove tutti infine perdono ugualmente.'


Jean Baptiste Say: "Per utilizzare l'espediente della tassazione come stimolo per aumentare la produzione, vuol dire di raddoppiare gli sforzi della comunità, per il solo scopo di moltiplicare le sue privazioni, piuttosto che i benefici. Infatti, se una maggiore tassazione da applicare al supporto di una complessa, ingombrante, e ostentata amministrazione interna, o di un superfluo e sproporzionato establishment militare, che agisce come un drenaggio di ricchezza individuale e del fiore della gioventù nazionale, ed un aggressore della pace e della felicità della vita domestica, non sarà questo pagare a caro prezzo una così grave minaccia pubblica, come se fosse un beneficio di prima grandezza?"


"La migliore tassazione è dunque la minore tassazione possibile, la migliore spesa pubblica è la minore spesa".


Frèdèric Bastiat: "Lo Stato è una grande finzione con la quale tutti cercano di vivere a scapito di qualcun altro" "La legge e il governo dovrebbero limitarsi strettamente a difendere la persona, la libertà, e i beni delle persone dalla violenza; ogni altro ruolo può sfociare in conseguenze distruttive per la libertà e la prosperità".




Qualcuno a questo punto vi dirà che "Questo ruolo è limitativo" infatti lo stato sarebbe un semplice guardiano e giudice, non il medico/maestro/investitore/moralizzatore/sindacalista/ferro-tranviere/banchiere/muratore/impresario/mecenate/presidente dello sport/cinematografo che è oggi; questo sarebbe un 'regresso' secondo l'intelligentsia, che andrebbe a scapito del benessere sociale. Ma come giudicare l'operato dell'apparato in così tanti settori, se non scadente o al massimo mediocre? Per altro, la difesa della sicurezza e della proprietà che fu il primo compito dello stato 'minimo' come viene affrontato dal polimorfico stato-sociale? Male, anzi malissimo, la giustizia è alla deriva, i processi durano decenni, un uomo che vanta un credito insoluto fa quasi prima a non procedere nemmeno in giudizio, la normazione ha raggiunto punti di contraddittorietà paradossali ottimi per generare la confusione utile alla criminalità organizzata, le forze di sicurezza hanno sempre meno mezzi e meno personale adeguato e sempre più spesso vengono trattate da 'ammortizzatore sociale', le nostre forze militari anche quelle 'gonfiate' dalla necessità di 'dare lavoro' sono in giro per il mondo a costruire stati democratici, sotto l'egida dell'Onu, senza che nessuna guerra sia mai stata dichiarata dal 1948 ad oggi. Insomma oltre ad essere meno ricchi e meno liberi, siamo anche meno sicuri e meno tutelati, questo è il vero regresso che i 'progressisti' e la loro brama di controllare il mondo non ammetteranno mai.


In mezzo a tante considerazioni, non dimentico mai il monito che una persona saggia mi diede tanti anni orsono "Sii sempre realista quando parli del presente, ma cerca di essere ottimista per il futuro". Ora che il nostro paese arriva ad un nuovo bivio sollecitato dalla crisi dei mercati, sarebbe arrivato il momento di poter finalmente puntare a qualcosa di meglio rispetto quanto avuto oggi, regime interventisti come il Regno d'Italia e la I Repubblica, o puramente NazionalSocialisti come quello dello Stato Fascista, magari partendo da quei vecchi ma sempre attuali ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, cari non solo alla logica della rivoluzione Francese ma anche all'insegnamento Cristiano che ha lasciato tracce indelebili nella realtà europea, possibilmente  non intaccati dal veleno dello statismo che abolisce il senso individuale della coscienza umana, predica l'unione forzata eliminando la possibilità che gli uomini si aggreghino pacificamente  mettendo le persone le une contro le altre sfruttando le nostre recondite paure e pulsioni.  Ma la strada della tirannia non deve essere imboccata per forza, non esistono delle leggi storiche 'scientifiche' che portano necessariamente ad un conflitto totale o alla creazione di un Mega-stato oppressore del genere umano. Tutto può essere evitato finché ci saranno uomini di buona volontà che non si arrogheranno il diritto di forzare i propri simili a prendere strade che non vogliono seguire e penso che persone ragionevoli, non animate dagli insani sentimenti di 'distruzione' che hanno pervaso il novecento siano la maggior parte e che desiderino solo la pace, la prosperità e la libertà. Questa via non è soltanto ipotizzabile è anche percorribile, ed è la sola speranza che il genere umano ha di non piombare di nuovo nella barbarie dei conflitti, nella miseria e nella schiavitù.


Ogni cosa è possibile, se la si vuole veramente ottenere e se si lavora realmente per essa.

15 settembre 2011

"Cosa può fare il governo per creare occupazione"

Peter Schiff

Come primo post per inaugurare il blog riporto il discorso che Peter Schiff, Amministratore generale della Euro Pacific Capital Inc. e della Euro Pacific Precious Metals. Schiff imprenditore e uomo politico è noto per essere un contestatore delle politiche fiscali restrittive ed un conoscitore della Scuola Austriaca di economia, alla quale fu introdotto dal padre Irwin Schiff, figura prominente del movimento di contestazione fiscale americano. Le sue tesi nette e dure offrono uno spunto di riflessione sull'operato dei governi e le distorsioni del sistema economico attuale. Buona lettura ~~~





Audizione di Peter D.Schiff

Offerta alla Commissione Parlamentare con delega alla riforma governativa ed alla supervisione degli aiuti economici.

13 Settembre 2011


Signor presidente, Signori membri anziani e voi tutti distinti membri di questo consesso. Grazie per avermi invitato qui oggi per offrirvi il mio parere su come il governo possa promuovere la ripresa dell'economia Americana, da quella che è senz'altro la peggiore crisi a memoria d'uomo.

Nonostante la comprensibile propensione umana che spinge il governo ad aiutare gli altri, la spesa governativa non è fonte produttiva di occupazione. Infatti molte misure attualmente sotto esame dell'Amministrazione e del Congresso distruggeranno sistematicamente posti di lavoro. Queste misure devono essere fermate. Mentre sarà semplice costatare come i programmi governativi volti alla creazione di specifici posti di lavoro possano funzionare grazie alla spesa in deficit del governo,sarà difficile percepire gli effetti distruttivi che questo spostamento di capitali e risorse avrà sugli altri posti di lavoro. Altrettanto difficile sarà notare quanto i crescenti deficit di bilancio minino la vitalità dell'economia distruggendo contemporaneamente posti di lavoro.

In un libero mercato i posti di lavoro sono creati dalle aziende a scopo di lucro con accesso al capitale. Sfortunatamente le tasse governative e la regolamentazione diminuiscono i profitti, mentre la spesa in deficit e i tassi di interesse tenuti artificialmente bassi, inibiscono la formazione del capitale. Il risultato è un alta disoccupazione che probabilmente continuerà ad aumentare fin quando non si verificherà un inversione di tendenza.

E' mia convinzione che un dollaro di spesa in deficit faccia molto più danno all'occupazione rispetto ad un dollaro di tasse. Questo perché le tasse (specialmente quelle che colpiscono le classi di reddito medie e basse) hanno un forte impatto sulla spesa, mentre il deficit agisce direttamente sui risparmi e gli investimenti. Contrariamente alla convinzione sostenuta da molti economisti la spesa non genera alcuna crescita economica. I risparmi e gli investimenti sono ben più determinanti. Qualsiasi programma che dirotti il capitale verso il consumo allontanandolo dal risparmio e dagli investimenti diminuirà la crescita e l'occupazione future.

Creare lavoro è facile per il governo, ma non tutti i lavori hanno eguale valore. Pagare le persone per scavare fossi e per riempirli non produce nessun beneficio alla società. In definitiva questi "posti di lavoro" indeboliscono l'economia sprecando i fattori di produzione. Noi non vogliamo occupazione per la gloria del lavoro, bensì per il valore in beni e i servizi che essa produce. Se avesse una tipografia, il governo potrebbe dare lavoro a tutti, come successe in Unione Sovietica. Ma se questi lavori non sono produttivi, e i posti di lavoro statali raramente lo sono, la società non ne trae giovamento.

Il discorso vale anche per le tanto decantate "spese infrastrutturali". Qualsiasi finanziamento diretto alle infrastrutture impoverisce l'economia di risorse che avrebbero potuto sostenere progetti che il mercato avrebbe ritenuto di maggior valore economico. Le infrastrutture possono migliorare un economia nel lungo termine, ma solo se gli investimenti riescono ad aumentare la produttività più del costo del progetto stesso. Nel frattempo, i costi in infrastrutture sono fardelli che un economia deve reggere, non un mezzo di per se.

Sfortunatamente la nostra economia è così debole ed indebitata che semplicemente non possiamo permetterci molti di questi progetti. Il lavoro e le altre risorse che verrebbero distolti per finanziarli sono estremamente necessari altrove.

Nonostante sia etichettato come un "programma per l'occupazione", la nuova iniziativa da 447 miliardi di dollari annunciata ieri sera dal Presidente Obama è semplicemente un altro programma di stimolo economico "mascherato". Come tutti i precedenti programmi di stimolo che sono stati immessi nel ciclo economico negli scorsi tre anni, questo giro di "presta e spendi" agirà più da sedativo che da stimolo per l'economia. Sono convinto che ad un anno da oggi ci saranno ancora più disoccupati in America di quanti non ce ne siano adesso, il che porterà al varo di ulteriori stimoli economici che renderanno la situazione ancor peggiore.

Il Presidente ha dichiarato che le spese del piano saranno "coperte" e che non ci saranno ulteriori aumenti del deficit. Convenientemente, non ha offerto nessun dettaglio su come questo risultato verrà raggiunto. Quasi certamente verranno rilasciate indicazioni "non vincolanti" nelle quali sarebbero i futuri parlamenti a "pagare" queste spese tagliando i bilanci nei prossimi cinque anni o dieci anni. Nel frangente il denaro per l'incentivo dovrà venire da qualche parte. Dunque o il governo intende prenderli a prestito legittimamente dai privati, o la Federal Reserve dovrà stamparli. In entrambi i casi gli effetti collaterali derivanti da queste pratiche danneggeranno la crescita economica e l'occupazione abbassando il tenore di vita degli Americani.

Non ci sono dubbi che una certa quantità di posti di lavoro verranno creati da questo programma. Comunque sarà molto difficile capire quanti lavori verranno distrutti o impediti. Un esempio concreto : I 4000 $ di credito di imposta per assumere lavoratori disoccupati da meno di sei mesi. Il sussidio potrebbe avere poco influsso sulle fasce più alte del mercato del lavoro, ma questo potrebbe avere un impatto molto forte sui lavori a basso reddito che invece di aumentare potrebbero incentivare il fenomeno del turn-over.

Dato che un datore di lavoro deve impiegare il lavoratore per almeno 6 mesi per ottenere il credito, per un lavoratore a tempo pieno, il credito riduce il salario minimo da 7.25 $ a 3.40 $ l'ora per un impiegato semestrale. Sicuramente i posti di lavoro a salario minimo non sono molto appetibili per chi gode del sussidio di disoccupazione, la convenienza dell'operazione può creare qualche opportunità per gli adolescenti ed alcuni lavoratori de specializzati a cui sta per scadere il sussidio. Comunque la maggior parte di questi lavori finirà dopo sei mesi in modo tale che i datori di lavoro possano sostituirli con altri per ottenere benefici fiscali aggiuntivi.

Certamente le cifre si fanno sono ancora più interessanti per i datori che si offrissero di impiegare a tempo determinato con un contratto di minimo salariale un veterano, dato che il suddetto salario si ridurrebbe dal punto di vista dell'impresa a solo 1.87$ dollari l'ora. Se un datore assumesse un "veterano ferito" lo sgravio fiscale di 9.600 $ ridurrebbe il salario minimo semestrale da 9.23 $ ad 1.98 $ di credito l'ora. Questa condizione incoraggerà i datori di lavoro ad assumere "veterani feriti" anche a costo di non fargli svolgere alcuna mansione. Un incentivo del genere potrebbe incoraggiare questi soggetti a collezionare molti posti di lavoro non pagato da diversi datori di lavoro. Per quanto assurdo questo possa sembrare, la storia dimostra che quando il governo vara incentivi, il settore privato è disposto a fare carte false per arrogarsi i vantaggi da essi derivati.

Questa misura, crea incentivi per i datori di lavoro che rimpiazzano gli attuali lavoratori a salario minimo con nuovi lavoratori solo per ottenere benefici fiscali, i lavoratori con bassa qualifica sono facili da rimpiazzare dato che i costi di formazione sono minimi. I lavoratori licenziati potranno ottenere i sussidi di disoccupazione per sei mesi per poi essere riassunti per consentire al datore di lavoro di reclamare il credito fiscale. Il solo problema è che il vecchio lavoratore potrebbe preferire al suo vecchio impiego, i sussidi di disoccupazione prolungati.

Il credito di 4.000 $ per assumere i disoccupati e le esplicite sanzioni discriminatorie verso i disoccupati di lungo periodo, potrebbero portare ad una situazione in cui i datori di lavoro assumeranno i candidati che sono disoccupati da meno di sei mesi. In base alla legge, i datori dovrebbero rifiutare a priori di avere colloqui con i candidati disoccupati da più di sei mesi, per evitare azioni legali per discriminazione.

Il risultato creerà semplicemente classi di vincenti (disoccupati da 4 o 5 mesi) e di perdenti (i nuovi disoccupati ed i disoccupati di lunga data). Ironicamente la legge che vieta la discriminazione dei disoccupati di lungo periodo, renderà più difficile per questi ultimi trovare lavoro.

Oggi, inizio a credere che la iper-regolamentazione del mercato e dell'occupazione, ed un complicatissimo e punitivo codice tributario siano un impedimento alla crescita dell'occupazione tanto quanto lo sono la nostra orrenda politica fiscale e monetaria. Da imprenditore so che politiche di gestione scellerate possono causare infinite conseguenze inattese.

Per come la vedo, qui sono elencati i maggior ostacoli che frenano la crescita dell'occupazione;

1 - Politica Monetaria
I tassi di interesse sono troppo bassi. Il denaro a basso costo crea bolle nei mercati azionari e immobiliari e facilità la creazione della bolla dei debiti governativi. Quando questa bolla esploderà le ripercussioni faranno impallidire lo shock prodotto dalla crisi del 2008. I tassi di interesse devono essere aumentati per portare ad un urgente quanto necessaria ristrutturazione della nostra economia. Senza dubbio un ecosistema di alti tassi causerà delle situazioni critiche nel breve periodo. Ma necessitiamo di passare da un economia "presta e spendi" ad una "risparmia e produci". Questo non può essere fatto con i tassi di interesse ultra-bassi. Nel breve periodo il nostro PIL deve contrarsi. Ci sarà un aumento di disoccupazione transitoria, gli immobili e le azioni perderanno valore, molte banche falliranno. Ci saranno più pignoramenti. Le spese governative dovranno essere tagliate. I diritti dovranno essere tagliati, molti elettori saranno arrabbiati, ma questo ecosistema getterà le fondamenta sulle quali un vero recupero può essere costruito.

Il governo deve permette che questa economia "delle bolle" deflazioni completamente. Il valore degli asset, i prezzi e la spesa deve calare, i tassi di interesse, la produzione ed i risparmi deve aumentare. Le risorse, incluso il lavoro devono essere riallocate fuori da alcuni settori, come quello pubblico, i servizi, le finanze, la sanità e l'istruzione e devono essere dirette verso la produzione, le attività estrattive, i sondaggi petroliferi, l'agricoltura ed altri campi di della produzione. Non possiamo tirarci su a forza di "presta e spendi" dato che la crisi è stata causata da troppo ricorso alle politiche "presta e spendi". L'unica strada è invertire la rotta.

2 - Politica Fiscale

Per creare le condizioni che propiziano la crescita, il governo deve bilanciare il bilancio con maggiori tagli alle spese oltre a riformare radicalmente il codice tributario. Sarebbe meglio se tutte le tasse delle persone fisiche e giuridiche fossero rimpiazzate da una tassa nazionale sulle vendite. La nostra tassazione scoraggia le attività che necessitiamo maggiormente; duro lavoro, produzione, risparmio, investimenti e assunzione del rischio d'impresa. Invece l'attuale sistema predilige i consumi e l'indebitamento, dovremmo dunque tassare i redditi spesi e non i redditi in se e per se. Infatti alti livelli di imposizione sui redditi infliggono gravi danni allo sviluppo dell'occupazione, dato che queste imposte sono generalmente pagate con denaro che altrimenti verrebbe utilizzato per finanziare gli investimenti e la creazione di posti di lavoro.

3 - Regolamentazione

La regolamentazione ha aumentato i costi ed i rischi associati alla creazione di occupazione. I datori di lavoro, sono soggetti ad ogni sorta di oneri, tasse e minacce legali. L'atto di dare lavoro dovrebbe essere facilitato. Invece abbiamo reso tutto più difficile. Infatti, fra i piccoli imprenditori, limitare il numero degli addetti è generalmente un obbiettivo. Questa non è una conseguenza del mercato ma un desiderio razionale da parte degli imprenditori di limitare costi e minacce legali i quali pur preferendo assumere lavoratori, a causa dei vincoli aggiuntivi sono costretti a ricercare migliori alternative.

Nella mia azienda, la normativa mi ha proibito di assumere broker per più di tre anni. Sono stato anche multato per 15.000 $ espressamente per aver assunto troppi broker nel 2008. Nel processo ho dovuto sostenere 500.000 $ di spese legali per mitigare sanzioni ancora più severe per aver assunto troppi broker. Mi è stato proibito di aprire ulteriori uffici. Avevo un piano di espansione che avrebbe creato centinaia di posti di lavoro che la normativa mi costretto a mettere in stand-by.

In aggiunta, i costi accessori della regolamentazione delle security mi ha portato alla creazione di una società di brokeraggio offshore per gestire conti esteri oggi troppo costosi da trattare negli USA. I redditi e il lavoro che sarebbe stato prodotto in America ora viene dirottato all'estero. In aggiunta, sto trasferendo molti lavori di gestione patrimoniale, da Newport Beach, California a Singapore.

Più il Congresso aumenta la pressione fiscale e gli ostacoli, più il mio capitale emigrerà all'estero, creando occupazione e introiti fiscali al di fuori degli Stati Uniti.

Per incoraggiare una vera e duratura crescita del lavoro, la migliore cosa che il governo può fare è rendere più semplice possibile l'assunzione e l'impiego del personale. Questo significa deregolamentare. Questo significa eliminare gli aspetti punitivi delle leggi sul lavoro che provocano un eccessiva cautela da parte del datore di lavoro prima di assumere un dipendente. In parole povere, più facile è il licenziamento, più è probabile l'assunzione.

Alcuni passi che il Congresso dovrebbe fare subito;

A - Abolire il salario minimo federale
Il salario minimo non ha mai aumentato il salario di nessuno, serve solo a tracciare arbitrariamente una linea fra chi è impiegabile e chi no. Come i prezzi, i salari sono determinati dalla domanda e dall'offerta. La domanda di lavoratori è una funzione della produttività dei singoli dipendenti. Fissare a 7.25 $ il salario significa semplicemente che solo i lavoratori il cui lavoro può produrre più di 7.25 $ (più i costi associati alla lavorazione) l'ora possono essere considerati per l'assunzione. Quelli che non raggiungono tale soglia, diventano permanentemente inimpiegabili. Il limite artificiale incoraggia i datori di lavoro a minimizzare le assunzioni ed ad automatizzare il più possibile.

Facendo rientrare molti lavoratori a bassa qualifica (come gli adolescenti) in questa categoria il salario minimo preclude la formazione che fornisce ai lavoratori l'esperienza e l'abilità necessaria per pretendere paghe più alte.

B - Abolizione di tutte le leggi federali anti-discriminazione

Una delle ragioni dell'alta disoccupazione fra le minoranze è il timore di azioni legali nelle quali molti imprenditori (specialmente i più piccoli) possono incorrere avendo a che fare con varie categorie di minoranze protette. La possibilità di incorrere in contenziosi e nelle relative spese processuali, costituisce un fattore fortemente deterrente. Dato che è quasi impossibile per un datore di lavoro controllare tutte le evenienze che possono manifestarsi in un ambiente lavorativo, il rischio di contenzioso è un ipotesi tangibile. Per evitare questa eventualità, alcuni datori di lavoro cercano di evitare queste eventualità continuando a cercare categorie meno a rischio. La causa di queste discriminazioni non è il razzismo bensì il desiderio razionale di limitare i possibili problemi. La realtà è che un vero libero mercato punisce i datori di lavoro che discriminano i lavoratori per fattori esterni da quelli lavorativi, questo perché le aziende che assumono basandosi unicamente sul merito guadagnano un vantaggio competitivo. Le norme antidiscriminazione invece diventano il vantaggio di chi discrimina.

C - Abolizione di tutte le leggi concernenti condizioni di lavoro, straordinari, benefit, ferie e assistenza medica.

Il rapporto di lavoro è una relazione volontaria fra le parti. Più spazio hanno le parti per negoziare ed accordarsi, più è probabile che ci saranno nuovi posti di lavoro. Le regole imposte dall'alto creano inefficienze che limitano le opportunità di impiego. I benefit degli impiegati sono un costo di impiego e i lavoratori di valore hanno tutto il potere di contrattazione che vogliono per ottenere benefici dai datori di lavoro, data la libertà che hanno di ricercare maggiori benefici e migliori salari.

Le aziende che non offrono benefit perderanno impiegati a vantaggio di chi invece ne offre. Come gli impiegati sono liberi di abbandonare il posto di lavoro altrettanto dovrebbero essere liberi i datori di chiudere un rapporto lavorativo senza dover incorrere in costose spese. Le persone non dovrebbero guadagnare diritti perché impiegati così come non dovrebbero perderli perché imprenditori.

D- Abolire i sussidi di disoccupazione prolungati

Oltre ad essere una fonte di guadagno di emergenza, i sussidi di disoccupazione diventano sempre più un disincentivo all'occupazione (anche se tale tendenza diminuisce in caso di lavoratori ad alta qualifica che difficilmente abbandonerebbero opportunità lavorative ben retribuite per godere dei sussidi). Per i lavoratori a bassa qualifica i sussidi sono uno dei fattori principali nel valutare la convenienza di un nuovo posto di lavoro.

Anche se il sussidio paga solo una frazione, dello stipendio che il lavoratore percepirebbe con un lavoro a tempo pieno, la cifra potrebbe essere sufficiente per convincerlo a stare a casa. Dopo tutto, ci sono costi associati al lavoro. Non solo un lavoratore subisce le ritenute e paga le imposte sul reddito percepito, la perdita dei sussidi stessa diventa una sorta di imposta, in più il lavoratore deve pagare le spese correlate all'impiego: trasporto, vestiario, pasti, cura dei figli e la inevitabile perdita del tempo libero (lavori domestici, vita familiare).

Comprensibilmente, molte persone trovano preferibile il tempo libero rispetto al lavoro. Come risultato ogni lavoro che non offre un vantaggio economico maggiore rispetto ai sussidi sarà certamente rifiutato. Questo rende sempre più i beneficiari dei sussidi una classe di soggetti permanentemente disoccupati.
Non è un caso che l'occupazione cresca improvvisamente quando i sussidi scadono per molte categorie di lavoratori. In fatti, molti soggetti cercano di massimizzare i benefici ottenuti dai sussidi e rimangono disoccupati fin quando questi non decorrono. Se devono svolgere una mansione, cercano un lavoro in nero, per non perdere quanto ottenuto con i sussidi. 

Fonte : Euro Pacific Capital Inc.